Comitato Ufficiale a Difesa di Parlanti

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Francesca Maltagliati per Il Tirreno

Si chiama "Articolo 481" e si propone di dimostrare la falsità delle prove a suo carico

È nato ufficialmente il comitato "Articolo 481 - Falsità in Certificati" che chiede verità e giustizia per Carlo Parlanti. Finora circa 40 le adesioni pervenute direttamente e attraverso la petizione on line. Volontà del comitato è quella di tener vivo l'interesse sulla storia di Carlo, sensibilizzare le persone e far chiarezza su una serie di documenti medici che sono stati portati come prove al processo e che hanno contribuito a far emettere la sentenza di condanna a 9 anni di reclusione che Parlanti sta tuttora scontando nel carcere californiano di Avenal. Documenti che secondo alcuni giornalisti che li hanno reperiti e studiati, e secondo il parere di medici legali italiani, non rispettano importanti requisiti formali e sostanziali. Il nome stesso del comitato si rifà all'articolo del codice penale che stabilisce che chiunque, nell'esercizio di una professione sanitaria o forense o di un altro servizio di pubblica necessità, attesti falsamente in un certificato fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a un anno o con una multa.

La vicenda di Carlo Parlanti è oramai nota. Manager informatico, residente a Montecatini, avvia una brillante carriera in una multinazionale. Il suo lavoro lo porta a viaggiare e a trasferirsi negli Stati Uniti. Poi nel 2002 i fatti che hanno cambiato la sua vita. Il 18 luglio l'ex convivente, Rebecca McKay White, lo denuncia per stupro e violenze. Scatta la caccia all'uomo e nel 2004 Carlo viene arrestato in Germania in seguito ad un mandato di cattura internazionale con l'accusa di violenza domestica, violenza sessuale e sequestro di persona. Riportato in America, subisce il processo e la condanna. Una pena che Carlo ha oramai quasi finito di scontare: il prossimo anno uscirà di prigione, ma non per questo vuole arrendersi. Allo stesso modo non vogliono farlo i familiari e i promotori del comitato, che continuano a credere nell'innocenza di Carlo, da lui sempre dichiarata tanto da aver rifiutato un patteggiamento che gli avrebbe evitato la galera. A sostegno della sua innocenza ci sono soprattutto i fatti, a partire dai referti medici che la White ha presentato al processo. Documenti che risulterebbero non validi ai fini legali. A tutto ciò si somma una serie di incongruenze nelle dichiarazioni della stessa vittima. Il prossimo passo del comitato sarà quello di sporgere una denuncia perché si faccia luce proprio sui referti medici citati in modo da capire se effettivamente si tratta di documenti falsificati e non validi e soprattutto chi e perché li avrebbe prodotti. Per aderire al comitato: www.carloparlanti.it.

Francesca Maltagliati

Timeline dei Crimini Medici

Tratto dal libro Timeline dei Crimini Medici
disponibile in eBook e Paperback su Amazon e Lulu

 

Article in English An Official Committee in Defense of Parlanti

Data 23/9/2017. Sviluppato da PMsi
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